sabato 22 maggio 2010

FABLE


Piattaforma: X-Box
Data di pubblicazione: 2003
Sviluppo: Lionhead Studios
Produzione: Microsoft

Il potere decisionale di plasmare la personalità del protagonista in un videogioco è stata l'ultima considerevole caratteristica evolutiva del gioco di ruolo occidentale. E Fable ne è stato il massimo promotore.
La conversione di questa idea, ormai iper-inflazionata, dalla teoria alla pratica è, però, molto difficoltosa. E Fable ne è la massima dimostrazione.
A differenza della critica, io non penso a Fable come a un frutto acerbo che aspetta di maturare man mano nei sequel. Penso a Fable come a un progetto che sbaglia alla radice e che, perciò, evolve degenerando.
Partiamo dagli aspetti positivi: Fable si presenta bene. Graficamente uno dei vertici della produzione x-box, gli scenari (per quanto canonici) sono ispirati e immergono il giocatore nell'atmosfera epica, e scanzonata al contempo, del gioco. Atmosfera che si allea ad una colonna sonora elegante e idilliaca, mai invadente. Qualità estetica frenata solamente dall'inespressività dei volti (problema non trascurabile, considerata la massiccia interazione con gli abitanti di Albion). Ma in linea con la povertà della trama e dei piatti personaggi che la compongono. Fin qui niente di male, ma quando si prende in mano il pad comincia l'agonia. Quando ci si accorge che le idee ambiziose e originalissime dell'autore diventano una letale arma a doppio taglio. Il gioco si lascia giocare...o meglio, si gioca da solo. Mai visto nulla di più lineare, semplice e guidato. Il livello di sfida e pressocchè risibile (solo all'arena ci si rimbocca un pò le maniche), gli enigmi non esistono, l'esplorazione neppure. Tutto trascurato in favore di un mero contorno, di una esasperante personalizzazione del protagonista (dai nomignoli ai tatuaggi), di una responsabilità morale che non coinvolge, di approcci relazionali fondati su dei meccanismi demenziali e macchinosi (quanto inutili). Insomma, una fucina di idee brillanti (che infrangono anche tabù videoludici, come il sesso e l'alcool) fini a se stesse, decontestualizzati dalla progressione narrativa. Da sfatare anche il mito della credibilità del mondo di Fable. Basti notare le stucchevoli esclamazioni sul nostro conto, infinitamente reiterate, che escono dalla bocca degli abitanti e che, spesso, sono frutto di siparietti di squallida comicità involontaria. Più posticcio di così.
Una domanda sorge spontanea: perchè, oggi, Fable 3 è uno dei titoli più attesi? Forse la gente preferisce scegliere tra le basette o il pizzetto anzichè giocare.

VOTO: 6

2 commenti:

  1. Non avendo mai giocato a Fable non posso giudicarlo, ma l'idea resta affascinante. Anch'io aspetto Fable 3 sperando di poter un giorno vedere un gioco che mi faccia vivere sino in fondo la magia delle serate passate da ragazzo a giocare al mitologico Ad&d, con però la consapevolezza che riprodurre quello schema e quella capacità di generare mondi che è propria della fantasia sia il Santo Graal del game designer. Come tale sarà forse irraggiungibile per molto tempo.

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  2. Dimenticavo, io scelgo le basette.

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